Ho provato a seguire gli eventi interni a fare. E, come molti, sono rimasto abbastanza confuso. Soprattutto dalla poca chiarezza con cui i protagonisti hanno agito e col loro continuo riferirsi a discussioni avvenute tra loro stessi ma che avevano omesso di rendere pubbliche. Si è riunito il Direttivo Nazionale e si è messo a spaccare il capello in quattro su una questione minore: partecipare o meno alle elezioni locali (saltarle per la Enrico voleva dire sparire) e nel mentre procedere a sviluppare una bozza di statuto da presentare al Congresso. Oppure sciogliere il Direttivo e far si che i comitati elaborassero delle loro proposte da presentare al congresso, lasciando all'iniziativa dei singoli la partecipazione o meno alle elezioni locali. Ma sia la Enrico che Boldrin hanno eluso la questione principale, l'unica che a mio parere andava affrontata e che poteva poi portare a decidere come procedere. Questione che solo Gallo ha provato ad affrontare in Direzione: l'analisi del voto. Capire cioè perché, prima della bufera sui titoli di Giannino, fare veleggiava intorno ad un misero 3-3,5% nelle zone dove aveva maggior seguito. 1) È necessario un leader carismatico per trascinare le folle, anche al di la di un programma? 2) C'è stato un errore di strategia, per cui anziché lavorare per convincere gli indecisi si sono dilapidate energie per sterili polemiche col PdL? (Un esempio su tutti, Giannino: voglio far perdere Berlusconi in Lombardia) 3) Un programma troppo articolato non viene letto per cui si necessitava di una stratificazione della comunicazione più approfondita? Dai semplici slogan a documenti man mano più dettagliati? 4) Alcune considerazioni post voto hanno rivelato che solo dove ci sono stati comitati attivi e con numerosi iscritti si è avuto un certo seguito elettorale. È questa la via da seguire? E se è questa e se richiede molto tempo per dare dei frutti (Grillo sono quattro anni che batte incessantemente le piazze, ha una sua organizzazione privata che ha fatto da scheletro al nascente M5S e solo da pochi mesi ha un seguito notevole), allora la questione se partecipare o meno alle elezioni locali va affrontata con maggiore attenzione e prudenza.
L'affermazione di Boldrin che l'attuale struttura organizzativa sia fallimentare può essere condivisa. Ma forse per ragioni diverse da quelle di Boldrin, ragioni le sue che ancora non ci dice rimandandole al poi. Fare era un movimento bicefalo: fondatori e Direzione Nazionale. E le due teste pensavano e soprattutto agivano per conto loro. Non si spiegherebbe sennò l'assurdo comportamento di Zingales che anziché investire del problema dei titoli di Giannino il Consiglio Nazionale, è partito lancia in resta per conto suo. E, a parte ciò, ancora debbo capire perché si sia arrivati ad una struttura organizzativa così originale! C'è stato qualche accenno nella riunione della direzione. A mio parere si sarebbe dovuto approfondire la questione per trarne degli insegnamenti ed evitare di ripetere in futuro errori simili.
Adesso leggo che le due anime di fare, anziché affrontare il toro per le corna, tentano di eludere il problema con una infantile separazione consensuale.
Atto che non elude però il problema principale. Nessuno ha a tutt'oggi affrontato in maniera chiara e pubblica il vero motivo del misero appeal elettorale di fare (lo ripeto: anche prima dell'affaire Giannino).
Stasera non potrò essere della pizzata, ma spero che si individui un luogo anche virtuale in cui riuscire a confrontarsi e a chiarire i tanti dubbi sorti, immagino, non solo nel sottoscritto :-)
Personalmente condivido la linea di Boldrin, in coerenza con il principio basilare del "chi sbaglia, paga".
Prima di profondersi in analisi, o dare incarichi di modifica dello statuto, a fronte di un tale fallimento bisogna presentarsi dimissionari.
Accettare le dimissionario, poi, non significa "cancellare" chi ha tentato, ma l'atto di remissione dell'incarico a me sembra dovuto.
Solo dopo ha senso confrontarsi per capire quali errori siano stati commessi, di chi siano le responsabilità, cosa occorra fare per invertire la rotta.
2 commenti:
Ho provato a seguire gli eventi interni a fare. E, come molti, sono rimasto abbastanza confuso. Soprattutto dalla poca chiarezza con cui i protagonisti hanno agito e col loro continuo riferirsi a discussioni avvenute tra loro stessi ma che avevano omesso di rendere pubbliche.
Si è riunito il Direttivo Nazionale e si è messo a spaccare il capello in quattro su una questione minore: partecipare o meno alle elezioni locali (saltarle per la Enrico voleva dire sparire) e nel mentre procedere a sviluppare una bozza di statuto da presentare al Congresso. Oppure sciogliere il Direttivo e far si che i comitati elaborassero delle loro proposte da presentare al congresso, lasciando all'iniziativa dei singoli la partecipazione o meno alle elezioni locali.
Ma sia la Enrico che Boldrin hanno eluso la questione principale, l'unica che a mio parere andava affrontata e che poteva poi portare a decidere come procedere. Questione che solo Gallo ha provato ad affrontare in Direzione: l'analisi del voto. Capire cioè perché, prima della bufera sui titoli di Giannino, fare veleggiava intorno ad un misero 3-3,5% nelle zone dove aveva maggior seguito.
1) È necessario un leader carismatico per trascinare le folle, anche al di la di un programma?
2) C'è stato un errore di strategia, per cui anziché lavorare per convincere gli indecisi si sono dilapidate energie per sterili polemiche col PdL? (Un esempio su tutti, Giannino: voglio far perdere Berlusconi in Lombardia)
3) Un programma troppo articolato non viene letto per cui si necessitava di una stratificazione della comunicazione più approfondita? Dai semplici slogan a documenti man mano più dettagliati?
4) Alcune considerazioni post voto hanno rivelato che solo dove ci sono stati comitati attivi e con numerosi iscritti si è avuto un certo seguito elettorale. È questa la via da seguire? E se è questa e se richiede molto tempo per dare dei frutti (Grillo sono quattro anni che batte incessantemente le piazze, ha una sua organizzazione privata che ha fatto da scheletro al nascente M5S e solo da pochi mesi ha un seguito notevole), allora la questione se partecipare o meno alle elezioni locali va affrontata con maggiore attenzione e prudenza.
L'affermazione di Boldrin che l'attuale struttura organizzativa sia fallimentare può essere condivisa. Ma forse per ragioni diverse da quelle di Boldrin, ragioni le sue che ancora non ci dice rimandandole al poi. Fare era un movimento bicefalo: fondatori e Direzione Nazionale. E le due teste pensavano e soprattutto agivano per conto loro.
Non si spiegherebbe sennò l'assurdo comportamento di Zingales che anziché investire del problema dei titoli di Giannino il Consiglio Nazionale, è partito lancia in resta per conto suo. E, a parte ciò, ancora debbo capire perché si sia arrivati ad una struttura organizzativa così originale! C'è stato qualche accenno nella riunione della direzione. A mio parere si sarebbe dovuto approfondire la questione per trarne degli insegnamenti ed evitare di ripetere in futuro errori simili.
Adesso leggo che le due anime di fare, anziché affrontare il toro per le corna, tentano di eludere il problema con una infantile separazione consensuale.
Atto che non elude però il problema principale. Nessuno ha a tutt'oggi affrontato in maniera chiara e pubblica il vero motivo del misero appeal elettorale di fare (lo ripeto: anche prima dell'affaire Giannino).
Stasera non potrò essere della pizzata, ma spero che si individui un luogo anche virtuale in cui riuscire a confrontarsi e a chiarire i tanti dubbi sorti, immagino, non solo nel sottoscritto :-)
Personalmente condivido la linea di Boldrin, in coerenza con il principio basilare del "chi sbaglia, paga".
Prima di profondersi in analisi, o dare incarichi di modifica dello statuto, a fronte di un tale fallimento bisogna presentarsi dimissionari.
Accettare le dimissionario, poi, non significa "cancellare" chi ha tentato, ma l'atto di remissione dell'incarico a me sembra dovuto.
Solo dopo ha senso confrontarsi per capire quali errori siano stati commessi, di chi siano le responsabilità, cosa occorra fare per invertire la rotta.
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